Il Governo aggiunge un ulteriore fronte di intervento per la prossima manovra su cui già si prefigura una modifica dell’attuale assetto del superbonus destinato a scendere al 90% dal 2023 sia per i condomini che per le villette familiari (in quest’ultimo caso, con limite di reddito).

L’ipotesi è quella di escludere la responsabilità penale per indebita compensazione naturalmente in caso di assenza o estraneità da un a frode, agendo così alla base delle possibili contestazioni di reati tributari su cui poi scattano i sequestri, che non si possono più sbloccare, agendo sull’articolo 10-quater del Dlgs 74/2000 (che disciplina i reati tributari) sull’indebita compensazione. Sono due le ipotesi che possono far scattare il rischio del penale e quindi le “manette agli evasori”: l’inesistenza o la non spettanza del credito (in entrambi i casi per un importo annuo superiore a 50mila euro ma con pene più elevate per la prima situazione, che ha connotati di maggiore gravità). L’idea è di delimitare il “raggio d’azione” del reato nei casi in cui chi acquista non è a conoscenza o è del tutto estraneo al tentativo di commettere una frode, come già ha tracciato in via amministrativa l’agenzia delle Entrate con la circolare 33/E/2022 di inizio ottobre che, da un lato, ha delimitato le situazioni del dolo alla conoscenza dell’intento di commettere un illecito e, dall’altro, ha richiesto un’attenta e diligente verifica sulla non spettanza per evitare la responsabilità solidale.

Si cercherebbe anche di circoscrivere le ricadute penali, che frenano gli intermediari finanziari dall’acquisto di crediti fiscali, adottando il principio  del «favor rei» con cui  si potrebbe arrivare anche allo sblocco dei sequestri operati, oltre che a evitarne altri in futuro. Il tutto garantendo il legittimo affidamento per chi acquista ma non può sapere se i lavori non sono mai stati eseguiti, trasformando di fatto il bonus fiscale in un credito inesistente.

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